Riforma dell’artigianato: crescere senza perdere identità

Riforma dell’artigianato: crescere senza perdere identità
Confartigianato Lombardia interviene nel confronto con Confindustria: aggiornare la legge quadro per accompagnare lo sviluppo delle imprese, nel rispetto della concorrenza.
Un’impresa che assume, investe in tecnologia e conquista nuovi mercati può continuare a essere artigiana. È questo il principio che Confartigianato Lombardia pone al centro del dibattito sulla riforma della legge quadro dell’artigianato, rispondendo alle preoccupazioni di Confindustria sui possibili effetti dell’ampliamento dei limiti dimensionali.
«Non possiamo continuare a chiedere alle nostre imprese di crescere, assumere, innovare e competere sui mercati internazionali e poi dire loro che, se lo fanno, devono perdere la propria identità. L’artigianato non è una taglia», afferma il presidente di Confartigianato Lombardia Eugenio Massetti.
In Lombardia artigianato e industria fanno parte delle stesse filiere
Per Confartigianato Lombardia, il sistema produttivo regionale dimostra come artigianato, piccola impresa e industria siano realtà strettamente collegate. Le imprese partecipano alle stesse catene del valore, producono componenti, condividono mercati e competenze, investono in innovazione.
«Qui i confini tra piccola impresa, manifattura e industria non sono muri. Sono filiere», sottolinea Massetti.
Anche i dati sulla manifattura artigiana lombarda evidenziano il peso delle imprese più strutturate: tra quelle con almeno tre addetti, le imprese con dieci o più addetti rappresentano circa un quinto delle unità locali e concentrano il 43% dell’occupazione.
La crescita dimensionale è quindi una componente concreta del sistema artigiano, che la normativa deve poter accompagnare.
Una legge da riformare per stare al passo con le imprese di oggi
La posizione di Confartigianato Lombardia è aggiornare una disciplina nata oltre quarant’anni fa, tenendo conto delle trasformazioni del lavoro e della produzione.
Un’impresa artigiana può oggi utilizzare macchinari sofisticati e intelligenza artificiale, investire nella transizione digitale ed energetica, esportare e dotarsi di un’organizzazione più articolata. A definirne la natura restano la centralità delle persone, le competenze e la capacità di sperimentare e trovare soluzioni su misura.
Massetti richiama una contraddizione: mentre si sollecitano le imprese italiane a diventare più produttive e strutturate, la crescita di un’impresa artigiana rischia di essere considerata una ragione per metterne in discussione l’identità.
Concorrenza, contributi e contratti: la posizione di Confartigianato
Alle preoccupazioni sulle possibili distorsioni del mercato, Confartigianato Lombardia risponde ribadendo il principio della parità concorrenziale.
«Nessuno chiede corsie preferenziali. E nessuno vuole trasformare una piccola industria in un’impresa artigiana per convenienza», precisa Massetti.
L’aggiornamento dei limiti dimensionali consentirebbe alle imprese che crescono di mantenere la qualifica artigiana, prevedendo per i dipendenti, una volta superati gli attuali limiti, la stessa contribuzione previdenziale applicata alle imprese industriali di pari dimensione.
La qualifica artigiana, inoltre, resta distinta dal piano contrattuale e non determina automaticamente il contratto collettivo applicato.
Accompagnare la crescita senza cancellare le radici
Per Confartigianato Lombardia, la riforma deve consentire alle imprese di rafforzarsi conservando le caratteristiche che ne hanno guidato lo sviluppo. Il confronto riguarda quindi le condizioni per investire, creare occupazione e competere, oltre i confini della rappresentanza associativa.
«Non dobbiamo scegliere tra tutelare l’artigianato e far crescere le imprese. Dobbiamo fare entrambe le cose», conclude Massetti.
Una prospettiva che riconosce nell’artigianato una parte essenziale della manifattura lombarda: specializzata, innovativa e inserita nelle filiere internazionali, capace di crescere mantenendo il legame con il proprio sapere.














