Artigianato dei servizi, valore e lavoro nei territori

14 maggio 2026

Artigianato dei servizi, valore e lavoro nei territori


L’artigianato italiano guarda sempre più ai servizi, dove prossimità, fiducia e competenze specialistiche diventano fattori decisivi di competitività. Nel perimetro allargato, che comprende anche i servizi collegati all’edilizia, questo mondo conta oltre 876mila imprese e 1,59 milioni di addetti.

L’economia dei servizi è oggi il principale motore del sistema produttivo italiano. Nel 2025 il valore aggiunto dei servizi pesa il 64,5% del PIL, mentre al primo trimestre 2026 le imprese attive nel comparto superano quota 3,4 milioni, con 13 milioni di addetti.

Dentro questo scenario si colloca una parte significativa dell’artigianato, fatta di imprese che ogni giorno tengono insieme competenza tecnica, relazione diretta con il cliente e presenza nei territori. Secondo i dati richiamati da Confartigianato, le imprese artigiane dei servizi sono 487mila e rappresentano il 39,8% dell’intero artigianato italiano. Gli addetti sono 997mila, pari al 38,4% dell’occupazione artigiana complessiva, mentre il valore aggiunto generato raggiunge i 36,4 miliardi di euro, pari al 25,5% del totale.

Sono numeri che raccontano un artigianato spesso meno visibile rispetto alla manifattura tradizionale, ma altrettanto essenziale. Nei servizi alla persona, nell’autoriparazione, nella riparazione dei beni, nel trasporto, nella logistica, nell’alimentazione, nelle attività tecniche, digitali, culturali, editoriali e formative, le imprese artigiane continuano a presidiare bisogni concreti di famiglie, imprese e comunità locali.

Servizi artigiani e territori: prossimità, fiducia e Made in Italy

Il valore dei servizi a vocazione artigiana non si misura soltanto nella prestazione offerta. Come richiamato da Guido Radoani, Responsabile del Sistema Imprese di Confartigianato, in occasione dell’evento “Il Terziario come leva strategica per la crescita del Paese” organizzato da Manageritalia, questi servizi rappresentano una vera infrastruttura immateriale e tecnica a sostegno della competitività, dell’innovazione e della coesione sociale. La loro forza sta nella qualità della relazione, nella fiducia e nella responsabilità professionale. È qui che si può parlare di “Servizi Made in Italy”: non come semplice etichetta, ma come capacità di unire saper fare, personalizzazione, cura del cliente e radicamento nel territorio.

Questa funzione è particolarmente importante nei piccoli comuni e nelle aree periferiche, dove le imprese artigiane contribuiscono alla tenuta economica e sociale, sostengono la domanda turistica e partecipano alla valorizzazione delle identità locali.

Il perimetro allargato dei servizi nell’artigianato

Il peso dei servizi cresce ulteriormente se si considera anche il sistema dei lavori di costruzione specializzati: completamento e finitura di edifici, tinteggiatura, posa di vetri, rivestimenti, intonacatura, demolizione, preparazione dei cantieri, installazione di impianti elettrici e idraulici, coperture e altri lavori specializzati.

Questo raggruppamento conta 389mila imprese e 597mila addetti. Sommato al resto dei servizi artigiani, porta il perimetro allargato a oltre 876mila imprese artigiane, pari al 71,6% del totale, con 1 milione 594mila addetti, cioè il 61,4% dell’occupazione dell’artigianato.

L’evoluzione del decennio 2015-2024 conferma questa trasformazione: il peso degli occupati artigiani nei servizi cresce di 1,9 punti percentuali, mentre le costruzioni consolidano il proprio ruolo e il manifatturiero registra una maggiore selettività. (Fonte: elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat)

Managerialità condivisa per le micro e piccole imprese

Nell’artigianato e nelle micro e piccole imprese l’imprenditore è spesso anche manager. È una caratteristica storica, ma oggi richiede nuove competenze, soprattutto in una fase segnata dal cambio generazionale e dall’ingresso in azienda di soluzioni tecnologiche e profili professionali più specializzati.

Per questo diventa centrale sostenere percorsi di managerializzazione compatibili con la dimensione delle imprese. L’ipotesi di un “manager di bacino o di filiera”, anche attraverso strumenti pubblici come voucher, può rappresentare una risposta concreta: non un modello calato dall’alto, ma una funzione condivisa capace di accompagnare aggregazioni, reti e filiere.

Per le PMI artigiane, la sfida è chiara: continuare a essere vicine ai clienti e ai territori, rafforzando al tempo stesso competenze, organizzazione e capacità innovativa.

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