Primo Maggio: artigianato a caccia di giovani talenti

1 maggio 2026

Primo Maggio: artigianato a caccia di giovani talenti


Nel mercato del lavoro lombardo emerge un dato chiaro: le micro e piccole imprese cercano giovani più di altri settori. Ma trovarli è sempre più difficile. Tra ricambio generazionale e innovazione, gli under 30 diventano una leva decisiva per il futuro dell’artigianato

In Lombardia la domanda di giovani under 30 da parte delle imprese artigiane e delle micro e piccole imprese è in costante crescita. Nel 2025, gli ingressi programmati di giovani rappresentano il 32,6% del totale, una quota superiore rispetto alla media complessiva del mercato del lavoro, ferma al 29,5%.

A evidenziarlo è l’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia, su dati Unioncamere–Infocamere, Istat e Sistema informativo Excelsior.

Un segnale chiaro: le PMI stanno investendo sulle nuove generazioni non solo per necessità, ma per scelta strategica. I giovani portano competenze digitali, capacità di adattamento e uno sguardo nuovo, elementi sempre più indispensabili in un contesto competitivo.

La difficoltà di trovare personale qualificato

A fronte di questa domanda crescente, emerge però una criticità strutturale. Oltre il 60% delle figure richieste dalle imprese artigiane risulta difficile da reperire.

Il problema non riguarda solo l’ingresso, ma anche la permanenza in azienda. I tempi di formazione sono lunghi: in media servono circa 15 mesi per rendere pienamente operative le nuove risorse.

Questa dinamica, rilevata dall’Osservatorio MPI di Confartigianato Lombardia anche attraverso un sondaggio d’ascolto condotto su 1.300 imprenditori, evidenzia come la carenza di manodopera sia ormai un vincolo strutturale per il settore.

Ricambio generazionale e identità del lavoro artigiano

Dietro questi numeri c’è un cambiamento più profondo: la trasformazione demografica. Nei prossimi anni aumenterà sensibilmente la popolazione over 65, mentre diminuirà quella giovane.

Nel frattempo, il settore artigiano sta già vivendo un progressivo invecchiamento: negli ultimi dieci anni gli under 30 si sono ridotti drasticamente, mentre cresce la componente senior.

È qui che si gioca una partita decisiva. Senza un adeguato ricambio generazionale, il rischio non è solo rallentare la crescita, ma compromettere la continuità stessa delle attività.

Tradizione e innovazione: il valore dei giovani nelle imprese

Le imprese artigiane non cercano giovani solo per sostituire chi esce dal mercato del lavoro. Li cercano perché rappresentano un ponte tra tradizione e innovazione. Come sottolinea il Presidente di Confartigianato Lombardia, Eugenio Massetti: “Le micro piccole imprese sono assetate di giovani perché garantiscono continuità del fare e del know-how e rappresentano uno dei principali motori dell’innovazione.”

Non è un caso che nelle aziende con under 30 la diffusione di strumenti digitali e di intelligenza artificiale sia più elevata. La presenza dei giovani accelera i processi di cambiamento, rendendo le imprese più dinamiche e competitive.

Le figure più richieste dalle PMI

La domanda si concentra soprattutto su profili tecnico-operativi: elettricisti, meccanici, muratori, idraulici, acconciatori, conducenti e operatori specializzati. Si tratta di mestieri che richiedono competenze concrete e percorsi formativi specifici, spesso legati alla tradizione del saper fare artigiano. Non a caso, quasi il 70% delle richieste riguarda giovani con diploma professionale o secondario tecnico.

Una sfida che riguarda il futuro delle PMI

Il Primo Maggio torna così a essere non solo una celebrazione del lavoro, ma anche un momento di riflessione sul suo futuro. Per le micro e piccole imprese, attrarre e formare giovani non è più una scelta opzionale. È una condizione necessaria per continuare a crescere, innovare e restare sul mercato.

In gioco non c’è solo l’occupazione, ma la trasmissione di competenze, valori e identità produttiva che da sempre caratterizzano il tessuto imprenditoriale italiano.

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