Automotive e meccanica 2026: ripresa fragile per le PMI

Automotive e meccanica 2026: ripresa fragile per le PMI
Automotive e meccanica affrontano l’estate 2026 tra segnali di ripresa e fragilità ancora aperte. Lo evidenzia una ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato, che mette al centro produzione, export, energia, credito e sfide per le PMI della filiera
L’estate 2026 consegna ai comparti dell’automotive e della meccanica un quadro in chiaroscuro. La ricerca “Automotive e meccanica, il punto sulla congiuntura nell’estate 2026”, presentata il 2 luglio 2026 al Consiglio nazionale di Confartigianato Meccanica e Subfornitura, descrive una fase nella quale convivono segnali di recupero e criticità strutturali ancora irrisolte.
Il primo elemento positivo arriva dalla produzione. Dopo una lunga fase difficile, la meccanica torna a mostrare segnali di recupero, sostenuta dai mezzi di trasporto e dagli autoveicoli. Nei primi quattro mesi del 2026, secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat, la produzione di autoveicoli cresce del 24,8% su base annua. Un dato incoraggiante, che tuttavia non cancella il peso della crisi accumulata negli anni precedenti.
Automotive e Green Deal: il divario resta ampio
Il nodo più delicato rimane quello dell’automotive. Nell’era del Green Deal, la produzione italiana di autoveicoli ha perso quasi un terzo del proprio volume: il report indica una flessione cumulata del 31,3% dal 2019, più marcata rispetto al calo registrato nell’Unione europea. Anche il mercato interno resta lontano dai livelli precedenti: tra il 2022 e il 2025 sono state immatricolate mediamente 414 mila autovetture in meno ogni anno rispetto alla fase pre Green Deal.
Nel 2026 le immatricolazioni tornano a crescere, ma la transizione verso la mobilità elettrica procede in Italia con maggiore gradualità rispetto ad altri Paesi europei. Nei primi cinque mesi dell’anno la quota di auto elettriche sulle immatricolazioni si ferma all’8,2%, mentre cresce la pressione competitiva dei produttori asiatici. Il report segnala infatti un’accelerazione delle importazioni di autoveicoli dalla Cina: nel 2026 raddoppiano in Italia e triplicano in Germania.
Export, energia e credito: le incognite per le imprese
La domanda estera conferma un andamento selettivo. L’export manifatturiero cresce del 3,2% nei primi quattro mesi del 2026, mentre la meccanica registra un +7,8%; al netto dell’effetto dei metalli preziosi verso la Svizzera, però, la crescita della meccanica si riduce all’1,3%. Sul mercato statunitense, nonostante il tema dei dazi, la meccanica mostra segnali di resilienza con un +5,5%, mentre gli autoveicoli restano in territorio negativo.
A complicare il quadro ci sono i costi energetici e il credito. La crisi in Medio Oriente mantiene alta la volatilità dei mercati, con effetti su gas, elettricità, carburanti e materie prime. A giugno, inoltre, l’aumento dei tassi BCE interviene quando imprese e famiglie non hanno ancora pienamente assorbito la stretta iniziata nel 2022. Il costo del credito alle imprese sale ad aprile al 3,65%, con il rischio di frenare la ripresa degli investimenti in macchinari e impianti.
PMI e imprese artigiane al centro della filiera meccanica
La meccanica italiana resta un pilastro produttivo del Paese. Secondo l’Ufficio Studi Confartigianato, il settore conta 163.244 imprese registrate, di cui 83.770 artigiane, pari al 51,3% del totale. Gli addetti nelle imprese artigiane sono 258.683, mentre il made in Italy della meccanica vale 228,2 miliardi di euro.
Per le PMI, il messaggio è chiaro: la ripresa c’è, ma non è ancora consolidata. Innovazione, competenze tecniche, investimenti e capacità di presidiare mercati complessi saranno decisivi per trasformare i segnali positivi in crescita stabile. In una filiera attraversata da cambiamenti profondi, le imprese artigiane continuano a rappresentare una componente essenziale: meno visibile dei grandi gruppi, ma spesso determinante nella qualità, nella specializzazione e nella tenuta del sistema produttivo italiano.














