Economia di prossimità, il ritorno alle radici che tiene insieme crescita e resilienza
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Economia di prossimità, il ritorno alle radici che tiene insieme crescita e resilienza
C’è un filo che lega la piccola impresa sotto casa, il laboratorio artigiano e le nuove tensioni dell’economia globale. Non è nostalgia, ma una trasformazione concreta: mentre il mondo si frammenta tra guerre, dazi e filiere sempre più instabili, l’economia di prossimità torna al centro come risposta solida e, per certi versi, antica. Il quadro internazionale è chiaro. Come evidenzia un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese, negli ultimi anni si è passati da una globalizzazione spinta a un sistema più incerto, segnato da crisi, conflitti e nuove barriere commerciali. Le filiere si accorciano, i mercati si ridisegnano e cresce il peso delle economie locali.
Il mercato è sotto casa (ma non solo)
I numeri aiutano a capire la portata del fenomeno. Quasi due micro e piccole imprese su tre individuano i propri concorrenti nello stesso comune. È un dato che racconta molto più di una semplice dimensione geografica: indica un modello produttivo fondato sulla relazione diretta, sulla fiducia, sulla conoscenza reciproca. Eppure non si tratta di chiusura. Le imprese più strutturate allargano lo sguardo anche ai mercati nazionali ed esteri, mantenendo però un forte radicamento locale. È qui che si gioca la vera partita: essere globali senza perdere il legame con il territorio.
Il cibo come simbolo della prossimità
Se c’è un settore che più di altri rappresenta questa dinamica è l’alimentare artigiano. In Italia parliamo di oltre 64 mila imprese artigiane con quasi 250 mila addetti e un fatturato che supera i 32 miliardi di euro.
Ma il dato più interessante è un altro: mentre la manifattura nel suo complesso rallenta, il comparto alimentare cresce. Nel 2025 la produzione segna un +1,6% contro il -0,5% del manifatturiero. È la dimostrazione che quando un settore è legato ai bisogni quotidiani e alla qualità percepita, diventa naturalmente più resiliente.
E questa resilienza si vede anche nel lavoro: gli occupati crescono del 5,6%, ben oltre la media europea. Ma emerge anche una fragilità tipica dei mestieri artigiani: quasi il 40% delle figure ricercate è difficile da trovare. In alcuni mestieri, come panettieri e pasticceri, si supera addirittura il 50%.
Consumatori: torna il valore del “vicino”
A sostenere questa economia non sono solo le imprese, ma anche i comportamenti dei cittadini. In Italia 12,3 milioni di persone acquistano prodotti a chilometro zero, pari al 23,5% della popolazione adulta.
Non è un fenomeno marginale. È una scelta che cresce soprattutto nelle aree dove il legame con il territorio è più forte, come il Mezzogiorno, dove quasi un consumatore su tre privilegia prodotti locali.
Dietro questa tendenza c’è molto più di una preferenza alimentare: c’è la ricerca di qualità, di identità, di fiducia. In altre parole, di prossimità.
Tra export e territorio: il modello “glocal”
L’aspetto forse più interessante è che questa economia non rinuncia affatto ai mercati internazionali. L’export alimentare cresce più della media del made in Italy (+4,3%) , ma resta esposto ai rischi geopolitici: basti pensare ai 1,7 miliardi di euro esportati in Medio Oriente, oggi messi in discussione dalle tensioni dell’area.
È qui che emerge il vero equilibrio: locale e globale non sono in contrapposizione, ma si rafforzano a vicenda. Il radicamento territoriale diventa una base solida da cui partire per competere nel mondo.
Una lezione che arriva dal passato
In fondo, l’economia di prossimità non è una novità. È il modo in cui l’impresa italiana è cresciuta nel tempo: botteghe, filiere corte, comunità produttive. Oggi quel modello torna attuale non per scelta ideologica, ma per necessità. In un’economia che cambia velocemente e spesso in modo imprevedibile, la prossimità diventa un fattore competitivo. Non perché limita, ma perché rafforza. Non perché chiude, ma perché rende più stabili.
Ed è forse questa la vera chiave di lettura: nel rumore della globalizzazione che si ridefinisce, le imprese che restano ancorate al territorio non sono indietro. Sono, semplicemente, già pronte al futuro.














