Artigianato, cambia la legge in Lombardia: più semplicità, sostegno e qualità

25 marzo 2026

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Artigianato, cambia la legge in Lombardia: più semplicità, sostegno e qualità

C’è un filo che unisce passato e futuro nel nuovo intervento normativo della Regione Lombardia sull’artigianato. Con la legge regionale del 6 marzo 2026, pubblicata sul Bollettino ufficiale, prende forma un riordino atteso da anni: un testo che non si limita ad aggiornare le regole, ma prova a restituire ordine e visione a un comparto che rappresenta una delle ossature più solide dell’economia lombarda.

L’obiettivo dichiarato è chiaro: superare una stratificazione normativa che, nel tempo, aveva generato sovrapposizioni e difficoltà interpretative, costruendo invece un quadro unitario, più leggibile e accessibile. Non è solo un intervento tecnico, ma un passaggio culturale che riconosce nell’artigianato non soltanto un settore produttivo, ma una componente identitaria del territorio.

Un sistema più chiaro e coordinato

Uno dei punti centrali della riforma riguarda l’organizzazione delle competenze. La legge ridisegna in modo più netto i ruoli istituzionali, attribuendo alla Regione funzioni di programmazione, indirizzo e coordinamento, mentre alle Camere di commercio viene affidata la gestione operativa della sezione speciale del registro delle imprese. Ai Comuni spetta invece il compito di verifica e controllo sul territorio.

Questa ripartizione non è solo formale. L’intento è quello di ridurre le aree di incertezza e le possibili duplicazioni, rendendo più fluido il rapporto tra imprese e pubblica amministrazione. In altre parole, meno passaggi inutili e maggiore chiarezza nei procedimenti.

Chi è davvero impresa artigiana

La nuova legge interviene anche su un tema fondamentale: la definizione di imprenditore artigiano. Viene ribadito un principio che appartiene alla tradizione italiana: l’artigiano è colui che lavora in prima persona, che partecipa direttamente al processo produttivo e che si assume responsabilità e rischi dell’impresa.

Allo stesso tempo, il testo aggiorna e chiarisce i requisiti dell’impresa artigiana, le forme giuridiche ammesse e i limiti dimensionali, distinguendo tra diverse tipologie di attività e settori. Non si tratta di irrigidire il sistema, ma di renderlo coerente con le trasformazioni avvenute negli ultimi anni, mantenendo però saldo il principio della centralità del lavoro rispetto al capitale.

Procedure più semplici e regole più certe

Uno degli aspetti più concreti per le imprese riguarda le procedure amministrative. L’iscrizione alla sezione speciale del registro delle imprese assume un ruolo centrale: non è solo un adempimento formale, ma la condizione necessaria per essere riconosciuti come impresa artigiana e accedere ai benefici previsti.

La legge introduce inoltre un sistema più definito per la gestione dei ricorsi e delle sanzioni, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza e certezza delle regole. In un contesto economico in cui il tempo è una risorsa sempre più preziosa, anche la semplificazione amministrativa diventa un fattore competitivo.

Giovani, credito e passaggio generazionale

Guardando al futuro, la legge dedica ampio spazio al tema del ricambio generazionale. L’artigianato, più di altri settori, vive della trasmissione di competenze e saperi: senza un passaggio efficace tra generazioni, il rischio è quello di disperdere un patrimonio costruito nel tempo.

Per questo vengono previste iniziative per avvicinare i giovani alle professioni artigiane, favorire l’ingresso nel mondo del lavoro e sostenere la continuità delle imprese. Accanto a questo, un capitolo importante riguarda l’accesso al credito, con strumenti che vanno dai fondi di garanzia ai contributi per l’abbattimento dei tassi, fino alle convenzioni con il sistema bancario.

Un segnale chiaro: senza risorse finanziarie adeguate, anche le migliori competenze rischiano di non tradursi in sviluppo.

Spinta su digitale e sostenibilità

Accanto alla dimensione più tradizionale, la legge introduce una forte attenzione ai temi dell’innovazione. Digitalizzazione, organizzazione dei processi, comunicazione e partecipazione a mercati più ampi diventano leve fondamentali per la crescita delle imprese artigiane.

Allo stesso tempo, viene rafforzato il sostegno alla sostenibilità ambientale, con interventi legati all’efficientamento energetico, alla gestione dei rifiuti e all’eco-innovazione. È il segno di un cambiamento ormai inevitabile: l’artigianato non perde la sua identità, ma evolve, adattandosi a un contesto economico e sociale sempre più orientato alla responsabilità ambientale.

Nasce una nuova idea di “Qualità artigiana”

Tra gli elementi più distintivi della riforma c’è il rafforzamento del riconoscimento di “Qualità artigiana”. Non più un marchio limitato a pochi ambiti, ma uno strumento esteso a tutte le imprese che dimostrano standard elevati sotto diversi profili: materie prime, lavorazioni, sostenibilità e valore complessivo del prodotto.

È una scelta che va oltre la certificazione: è un modo per raccontare al mercato cosa significa oggi essere artigiani, distinguendo chi punta sull’eccellenza e sulla cura del dettaglio.

Un settore al centro dello sviluppo

Nel complesso, la nuova legge regionale restituisce centralità a un settore che, pur cambiando nel tempo, continua a rappresentare un elemento essenziale dell’economia lombarda. L’artigianato non è solo produzione, ma relazione con il territorio, cultura del lavoro e capacità di adattamento.

Il provvedimento prova a tenere insieme queste dimensioni: da un lato la tradizione, fatta di competenze e manualità; dall’altro la necessità di innovare, digitalizzare e competere in mercati sempre più complessi. È in questo equilibrio che si gioca il futuro dell’artigianato lombardo.

Legge regionale 6 marzo 2026 n. 7
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