Economia pavese 2025: occupazione ed export in crescita

Pietro Rizzi • 2 settembre 2026

Economia pavese 2025: occupazione ed export in crescita


Il Rapporto economico provinciale 2025¹, presentato oggi in conferenza stampa dal presidente della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia, Gian Domenico Auricchio, e dal segretario generale Marco Zanini, evidenzia segnali positivi per la provincia di Pavia sul fronte dell’occupazione, delle imprese attive e dell’export. Non mancano, tuttavia, alcuni elementi di fragilità che continuano a pesare sull’economia del territorio.

Dallo scenario internazionale all’economia italiana

Nel 2025 l’economia mondiale è cresciuta del 3,4% e il commercio internazionale ha registrato un incremento del 5,1%. Le prospettive per il 2026 sono, tuttavia, condizionate dalle tensioni in Medio Oriente, dalle barriere tariffarie e dalle difficoltà lungo le catene di approvvigionamento.

Secondo le elaborazioni contenute nel rapporto, basate sul World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale di aprile 2026, la crescita globale dovrebbe rallentare al 3,1%, mentre quella degli scambi mondiali si fermerebbe al 2,8%.

In questo contesto, l’Italia ha chiuso il 2025 con una crescita del Pil dello 0,5%. Per il 2026 e il 2027 le stime indicano uno sviluppo ancora moderato, compreso tra lo 0,5% previsto dal Fondo monetario internazionale e lo 0,7% stimato dall’Istat.

Cremona, Mantova e Pavia: i principali trend a confronto

Alla fine del 2025 la Camera di Commercio contava complessivamente 107.917 imprese registrate, delle quali 96.641 attive. Queste ultime sono aumentate dello 0,1%, in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata in Lombardia (-0,2%) e in Italia (-0,4%). Prosegue inoltre la crescita delle società di capitali, mentre diminuiscono le società di persone e le imprese individuali.

Le tre province presentano però andamenti differenti. Le imprese attive crescono dello 0,3% sia a Cremona sia a Pavia, mentre a Mantova diminuiscono dello 0,2%.

Secondo quanto riportato nel comunicato stampa della Camera di Commercio, nella manifattura Mantova chiude il 2025 con l’incremento medio annuo della produzione più elevato, pari al 4,1%, seguita da Cremona con il 2%. Pavia, dopo le difficoltà della prima parte dell’anno, recupera nel secondo semestre e termina il 2025 con una crescita media annua della produzione manifatturiera dello 0,6%.

Anche il mercato del lavoro restituisce traiettorie diverse: gli occupati diminuiscono del 2% a Cremona, aumentano dello 0,5% a Mantova e crescono del 2,1% a Pavia.

Sul fronte internazionale, l’export complessivo delle tre province raggiunge 19,778 miliardi di euro, con una crescita del 3,4%, superiore al dato lombardo dell’1,8% e sostanzialmente in linea con quello nazionale del 3,3%. Mantova registra l’aumento più sostenuto, pari al 6,4%, seguita da Pavia con il 2% e Cremona con l’1,1%.

Provincia di Pavia: più occupati e imprese attive

Alla fine del 2025 la provincia di Pavia conta 44.825 imprese registrate, delle quali 39.826 attive. Queste ultime aumentano di 103 unità rispetto all’anno precedente, pari allo 0,3%. Le società di capitali crescono del 3,2%, confermando un progressivo rafforzamento della struttura organizzativa delle imprese.

Il dato più favorevole riguarda il lavoro. Gli occupati raggiungono quota 241.880, con un incremento del 2,1%, corrispondente a 4.882 persone in più. Particolarmente significativa è la crescita dell’industria, che registra un aumento degli occupati del 6,4%, mentre i servizi, nei quali lavora il 52,9% degli occupati provinciali, avanzano dell’1,8%.

Il tasso di occupazione sale al 68,8%, mantenendosi leggermente sotto la media lombarda del 69,6%, ma nettamente sopra quella italiana del 62,5%. Cresce anche la partecipazione femminile al mercato del lavoro: il relativo tasso di attività raggiunge il 65,3%, superando il valore regionale.

L’aumento delle persone disponibili a lavorare è stato però più rapido rispetto a quello degli occupati. Per questa ragione il tasso di disoccupazione sale dal 3,5% al 4,1%, rimanendo comunque inferiore alla media nazionale del 6,1%.

Il tessuto produttivo pavese: la peculiarità delle microimprese artigiane

L’artigianato rappresenta una componente fondamentale del tessuto produttivo pavese. Alla fine del 2025 la provincia conta 13.076 imprese artigiane attive, con un tasso di crescita dello 0,2%.

Le imprese artigiane costituiscono il 32,8% delle attività economiche della provincia, un’incidenza superiore sia a quella di Cremona (31,8%), sia a quella di Mantova, ferma al 30,3%. Il dato supera anche la media lombarda del 28% e quella nazionale del 24,3%.

La struttura del comparto conferma la prevalenza delle realtà più piccole: l’82% delle imprese artigiane pavesi è costituito da imprese individuali e la dimensione media è di 1,9 addetti. Nel complesso del tessuto imprenditoriale pavese, la media sale a 2,9 addetti per impresa, rimanendo comunque inferiore ai 3,9 di Cremona e ai 4,7 di Mantova.

Il principale settore è quello delle costruzioni, nel quale opera il 45,8% delle imprese artigiane pavesi. Seguono le attività manifatturiere, con il 18,6%, e le altre attività di servizi, con il 18,5%.

I numeri restituiscono la fotografia di un sistema produttivo diffuso e radicato nel territorio, nel quale la microimpresa artigiana non rappresenta una presenza marginale, ma una delle strutture portanti dell’economia provinciale.

Export pavese trainato dalla chimica e dagli Stati Uniti

Le esportazioni pavesi raggiungono 5,522 miliardi di euro, con una crescita del 2% rispetto al 2024 e del 22,7% nel confronto con il 2023. Il principale comparto è quello chimico-farmaceutico, che vale quasi 2,5 miliardi e cresce del 6,2%.

Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato di destinazione dell’export pavese, con oltre 879 milioni di euro e un incremento del 18,9%. Seguono la Francia, che cresce del 3,9% superando i 668 milioni di euro, e la Germania, che rimane il terzo mercato con oltre 606 milioni, nonostante una flessione del 4,3%. Particolarmente sostenuta è la crescita delle esportazioni verso la Spagna, aumentate del 28,1% fino a sfiorare i 370 milioni di euro.

In termini assoluti, nel 2024 Pavia presenta il valore aggiunto complessivo più elevato fra le tre province, pari a 15.247,8 milioni di euro. Rapportando però la ricchezza prodotta al numero degli abitanti, il valore aggiunto pro capite pavese si ferma a 28.221 euro, al di sotto sia dei dati di Cremona e Mantova sia della media lombarda.

Segnali positivi e fragilità da affrontare per l’economia pavese

Il rapporto descrive un’economia pavese capace di reagire alle incertezze internazionali: aumentano le imprese attive, l’occupazione e le esportazioni, mentre industria e servizi sostengono la crescita.

Restano però alcuni nodi irrisolti sotto la lente: l’aumento delle procedure concorsuali, la riduzione dell’occupazione agricola e un valore aggiunto pro capite ancora distante dalla media lombarda.

A nostro giudizio, i dati suggeriscono anche una possibile direzione per le politiche di sviluppo del territorio. Valorizzare le microimprese, a partire da quelle artigiane, non significa rivolgere l’attenzione soltanto alle realtà di minori dimensioni, ma investire in una componente essenziale del sistema produttivo pavese: imprese che custodiscono competenze, generano lavoro e mantengono un legame diretto con le comunità nelle quali operano.

La sfida è creare le condizioni affinché queste realtà possano crescere senza perdere la propria identità, innovare, accedere alle competenze necessarie e affrontare mercati sempre più complessi. Dalla loro capacità di consolidarsi dipenderà una parte importante della tenuta economica e sociale della provincia di Pavia.

Per approfondire i dati e consultare il testo integrale del Rapporto economico provinciale 2025.


¹ Il Rapporto economico provinciale 2025 è stato realizzato dal Servizio Promozione e Informazione Economica della Camera di Commercio di Cremona-Mantova-Pavia e analizza le dinamiche dei tre territori attraverso elaborazioni su dati Istat, Infocamere, Fondo monetario internazionale e Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne.

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