IA, cresce l’artigianato digitale ma mancano 316mila tecnici

Pietro Rizzi • 27 agosto 2026

IA, cresce l’artigianato digitale ma mancano 316mila tecnici


La ricerca dell’Ufficio Studi Confartigianato evidenzia come l’intelligenza artificiale stia entrando sempre più rapidamente nelle piccole imprese italiane, spingendo gli investimenti digitali e facendo crescere nuove attività artigiane. La trasformazione, tuttavia, si scontra con la difficoltà di trovare personale qualificato.

Raddoppiano le piccole imprese che utilizzano l’IA

Nel 2025 il 14,2% delle piccole imprese italiane utilizza almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, più del doppio rispetto al 6,9% del 2024 e al 4,4% del 2023. Tenendo conto dell’andamento delle imprese attive, l’Ufficio Studi Confartigianato stima una crescita del 110,8% in un anno.

Il dato italiano resta inferiore alla media del 17% registrata nell’Unione europea, ma conferma una diffusione sempre più estesa dell’IA anche nelle realtà di minori dimensioni. Parallelamente, il 71,8% delle imprese ha investito in almeno uno degli ambiti della transizione digitale: adozione di nuove tecnologie, integrazione nell’organizzazione aziendale o sviluppo di modelli di business basati sul digitale.

Artigianato digitale, oltre 13mila imprese in Italia

Alla fine del primo trimestre 2026 risultano registrate in Italia 13.089 imprese artigiane digitali, con 19.483 addetti. Operano principalmente nella programmazione e consulenza informatica, nella cybersicurezza, nella realizzazione di siti web, nel cloud computing, nell’elaborazione dei dati e nei servizi di telecomunicazione.

Le tre regioni con il maggior numero di imprese artigiane digitali sono la Lombardia, con 2.748 attività, l’Emilia-Romagna, con 1.721, e il Veneto, con 1.362. Il comparto mostra inoltre una dinamica positiva: in cinque anni le imprese digitali artigiane sono aumentate del 14,9%, mentre l’artigianato nel suo complesso ha registrato una flessione del 3,2%.

Competenze per l’IA: introvabili 316mila lavoratori

La carenza di personale qualificato rappresenta il principale ostacolo all’introduzione dell’intelligenza artificiale, indicato dal 58,6% delle imprese che ne hanno valutato l’utilizzo. Nel 2025 le aziende italiane hanno richiesto 621.180 lavoratori con elevate competenze nell’IA e nelle tecnologie digitali avanzate, ma 315.560, pari al 50,8%, sono risultati difficili da reperire.

Per numero di figure introvabili, la classifica regionale vede ai primi tre posti la Lombardia, con 60.960 lavoratori difficili da reperire su 121.440 richiesti, la Campania, con 31.130 su 66.950, e il Lazio, con 30.780 su 66.760.

«L’intelligenza artificiale può diventare un potente fattore di produttività e competitività, ma per coglierne le opportunità servono persone capaci di governarla. La sfida dell’IA è quindi innanzitutto una sfida sulle competenze: occorre rafforzare la formazione, il raccordo tra scuola, università, sistema formativo e imprese e garantire anche alle micro e piccole aziende l’accesso alle professionalità necessarie», sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli.

La capacità di accompagnare gli investimenti con competenze adeguate sarà quindi determinante per trasformare l’intelligenza artificiale in un’opportunità concreta anche per le piccole imprese.

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