Export in Medio Oriente: persi 2,2 miliardi

Export in Medio Oriente: persi 2,2 miliardi
La guerra del Golfo sta modificando gli equilibri commerciali tra l’Italia e il Medio Oriente: nei primi quattro mesi del conflitto, le esportazioni italiane verso l’area sono sensibilmente diminuite (-2,162 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), con un valore che raggiunge quasi la metà dell’intera flessione registrata dall’Unione europea (46,1% dei 4,691 miliardi di euro di minori esportazioni UE). Si tratta della perdita più elevata tra tutti i Paesi dell’Unione europea.
La ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato, elaborata su dati Istat, evidenzia che la flessione italiana, pari al 22,7%, risulta più intensa di 14 punti rispetto al calo medio europeo dell’8,7%. Seguono, a distanza, la Spagna con una perdita di 802 milioni di euro, la Germania con 640 milioni e il Belgio con 348 milioni. La Francia mostra invece una sostanziale tenuta, con un incremento dello 0,3%.
Emirati Arabi Uniti e Kuwait tra i mercati più colpiti
Nel periodo compreso tra luglio 2025 e giugno 2026, il valore dell’export italiano verso il mercato mediorientale ammonta a 26,388 miliardi di euro.
Nei quattro mesi di guerra, la contrazione più consistente in valore assoluto riguarda gli Emirati Arabi Uniti, dove le vendite italiane diminuiscono di 879 milioni di euro, pari al 27,3%. Seguono il Kuwait, con un calo di 649 milioni e del 73,6%, e il Qatar, dove la perdita raggiunge 345 milioni, corrispondenti a una flessione del 52,2%. Riduzioni significative interessano anche l’Iraq (-40,7%), l’Iran (-52,6%) e il Bahrain (-51,2%).
Moda, arredo e macchinari misurano l’impatto della crisi
Le conseguenze assumono particolare rilievo per i settori manifatturieri nei quali è più diffusa la presenza di micro e piccole imprese. Alimentare, moda, legno e arredo, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria generano esportazioni verso il Medio Oriente per 7,703 miliardi di euro, pari al 29,2% del totale italiano nell’area.
Durante i primi quattro mesi del conflitto, questi comparti hanno registrato complessivamente un calo del 17,3%. La moda arretra del 33,7%, con una flessione del 44,1% per pelletteria e prodotti in pelle. Le esportazioni diminuiscono anche per i mobili (-14,4%) e per le altre manifatture, costituite per tre quarti dalla gioielleria (-14,9%), e per il settore alimentare (-7,7%). I prodotti in metallo mostrano invece una tenuta, con una crescita del 2,3%. I macchinari, principale tipologia produttiva esportata nel mercato mediorientale, registrano una contrazione del 18,6%.
La Lombardia perde il 12,5% nei settori delle MPI
L’analisi territoriale¹ mostra cali a doppia cifra nelle cinque maggiori regioni esportatrici verso il Medio Oriente. Nel primo trimestre 2026, la flessione è del 12,5% in Lombardia, del 19,9% in Emilia-Romagna, del 22% in Piemonte, del 23,2% in Veneto e del 28,5% in Toscana.
Una congiuntura ancora segnata dall’incertezza
Le difficoltà registrate nei mercati mediorientali si inseriscono in un quadro congiunturale nel quale la crescita complessiva dell’export italiano appare meno solida di quanto indichi il dato generale. Nel primo semestre del 2026 le esportazioni aumentano del 4,5%, ma, escludendo la metallurgia, sostenuta dai flussi di metalli preziosi, la crescita si riduce all’1,7%. Nello stesso periodo, i beni di consumo arretrano dello 0,4% e la moda dell’1,3%.
Agli effetti della contrazione della domanda estera si aggiunge l’aumento dei costi energetici legato all’incertezza geopolitica. Ad agosto il prezzo industriale del gasolio, al netto delle imposte, risulta superiore del 63,8% alla media di febbraio.
Arrivano anche alcuni segnali positivi: migliora la fiducia delle imprese e si consolidano le attese sulla produzione manifatturiera. Per le piccole imprese esportatrici resta centrale l’evoluzione degli scambi con il Medio Oriente. Il protrarsi della crisi rischia infatti di trasferire gli effetti della minore domanda estera alla produzione e agli investimenti, coinvolgendo proprio le filiere nelle quali artigianato e piccola impresa costituiscono componenti strutturali della competitività italiana.
¹ Dati contenuti nel 38° report congiunturale “Navigare nell’incertezza: le tendenze nell’estate 2026 per economia e imprese”, elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato.

Infografica generata con il supporto del'intelligenza artificiale














