Match Point 2026: dentro o fuori

Pietro Rizzi • 10 settembre 2026

Match Point 2026: dentro o fuori


La partita del futuro delle imprese al centro dell’evento annuale di Confartigianato

“Match Point”, l’evento annuale di Confartigianato dedicato alle grandi trasformazioni che stanno cambiando l’economia e la società, ha riunito a Roma, il 7 e 8 settembre, oltre 300 rappresentanti delle Associazioni territoriali e delle Federazioni regionali del Sistema Confederale. L’edizione 2026, intitolata “Dentro o fuori”, ha posto l’accento sulla necessità di comprendere i cambiamenti in atto per orientare le scelte e accompagnare artigiani e piccole imprese nelle sfide dei prossimi anni. In questo scenario si inserisce il rapporto “La partita del futuro: coordinate e dati chiave”, elaborato dall’Ufficio Studi di Confartigianato nazionale in collaborazione con gli Osservatori in Rete di Confartigianato e presentato nel corso dell’evento.

Intelligenza artificiale a marce forzate, ma nelle piccole imprese mancano le competenze

La prima parte del rapporto è stata dedicata all'analisi della diffusione dell’intelligenza artificiale. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi Confartigianato su dati Istat ed Eurostat, tra il 2023 e il 2025 la quota delle imprese con almeno dieci addetti che utilizzano l’IA è cresciuta del 224,8%, molto più rapidamente rispetto ad altre innovazioni digitali.

L’IA trova già impiego nel marketing e nelle vendite, nella gestione dei processi amministrativi, nella ricerca e sviluppo, nella produzione e nella sicurezza informatica. Il principale ostacolo alla sua diffusione resta tuttavia la carenza di competenze adeguate, indicata dal 58,6% delle imprese che hanno valutato queste tecnologie senza averle ancora adottate. A conferma di questa difficoltà, il 71,8% delle imprese non sa come integrare concretamente l’intelligenza artificiale nella propria attività.

La trasformazione non si può arrestare: il 14,8% delle piccole imprese utilizza tecnologie legate all’intelligenza artificiale e il 61,9% ha realizzato piani di investimento integrati in almeno due ambiti della transizione digitale¹. A chiusura della sezione, il rapporto sottolinea che l’IA potrà aumentare la produttività delle imprese, ma saranno l’intelligenza e la creatività delle persone a continuare a generarne il valore.

Nel DNA delle piccole imprese italiane, radici locali e mercati globali

La seconda coordinata riguarda la capacità delle micro e piccole imprese di essere contemporaneamente globali e radicate nei territori. L’Italia è primatista nell’Unione europea sia per l’export diretto delle micro e piccole imprese, pari al 2,7% del PIL, sia per le esportazioni dei settori a maggiore presenza di MPI (moda, meccanica e prodotti manifatturieri), che nel 2025 hanno raggiunto un valore di 174,5 miliardi di euro.

Accanto alla vocazione internazionale cresce l’economia di prossimità. Secondo i dati richiamati dall’Ufficio Studi Confartigianato, 12,3 milioni di consumatori italiani acquistano prodotti a chilometro zero. Qualità, personalizzazione e rapporto diretto con il cliente continuano quindi a rappresentare elementi distintivi del modello produttivo italiano.

Il dinamismo delle micro e piccole imprese trova riscontro anche nel mercato del lavoro: tra il 2019 e il 2025 il tasso di occupazione italiano è cresciuto di 4,1 punti percentuali. Il rapporto associa questo risultato alla presenza diffusa delle MPI, che anche negli anni segnati dall’incertezza hanno continuato ad adattarsi, innovare e sostenere la domanda di lavoro.

Il futuro della crescita tra PNRR, manifattura ed energia

Tra il 2019 e il 2025 il PIL pro capite italiano è cresciuto del 7,8%, superando il 5,8% registrato dall’Unione europea. Il rapporto evidenzia tuttavia la fragilità di questa dinamica, sostenuta in misura rilevante dal PNRR, senza il quale nel 2026 l’economia italiana sarebbe rimasta sostanzialmente stagnante.

Le maggiori criticità riguardano la manifattura. La produzione italiana di autoveicoli, rimorchi e componenti risulta inferiore del 26,9% rispetto al 2019, confermando le difficoltà di un settore attraversato dalla trasformazione avviata con il Green Deal europeo. A questo quadro si aggiunge il nodo dell’energia, che non rappresenta soltanto un costo: dipendenza dall’estero e volatilità dei prezzi incidono sull’inflazione, sui tassi d’interesse, sull’accesso al credito e, in ultima analisi, sulla capacità delle imprese di investire.

Le politiche industriali, energetiche, ambientali e monetarie dell’Europa entrano quindi direttamente nei conti delle imprese. Per le PMI, essere “dentro” la partita del futuro significa rafforzare le competenze, adottare le nuove tecnologie e partecipare alle decisioni che determineranno le condizioni per produrre, investire e creare lavoro.


Legenda

1. Transizione digitale: processo di innovazione che comprende l’adozione e l’integrazione delle tecnologie digitali nei processi produttivi e organizzativi dell’impresa.

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