Mercato del lavoro: meno slancio, più stabilità. Cosa emerge dalla ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato

21 gennaio 2026

Mercato del lavoro: meno slancio, più stabilità. Cosa emerge dalla ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato

Dopo una lunga fase di crescita, il mercato del lavoro italiano apre il 2026 con un passo più cauto. Non si tratta di un’inversione di tendenza, ma di un rallentamento fisiologico che arriva dopo oltre quattro anni di espansione quasi continua. È questa, in sintesi, la fotografia scattata dalla ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato, che analizza i principali indicatori occupazionali aggiornati alla fine del 2025.

Un rallentamento che non cancella i progressi

Nel terzo trimestre del 2025 l’occupazione torna lievemente in territorio negativo, interrompendo una sequenza di 17 trimestri consecutivi di crescita. A novembre si osserva un leggero calo degli occupati e, soprattutto, un aumento dell’inattività, una delle fragilità strutturali del mercato del lavoro italiano. La flessione interessa in particolare i contratti a termine e, in misura più contenuta, il lavoro autonomo, mentre il lavoro stabile mostra una maggiore tenuta.

Guardando però al confronto annuo, il quadro resta positivo: rispetto a novembre 2024 gli occupati aumentano di 179mila unità. Un dato che racconta un mercato meno dinamico rispetto al recente passato, ma ancora solido nelle sue basi.

Disoccupazione ai minimi storici

Il segnale più significativo arriva dal tasso di disoccupazione, che a novembre 2025 scende al 5,7%, il valore più basso registrato dal 2004. Per la prima volta dopo oltre un decennio, l’Italia fa meglio della media dell’Unione europea. Un risultato che segna una discontinuità rispetto alla lunga stagione di elevata disoccupazione che ha caratterizzato gli anni successivi alla crisi finanziaria.

Sul piano territoriale emergono forti differenze: Trentino-Alto Adige e Lombardia registrano tassi inferiori al 3%, mentre nel Nord Ovest si raggiungono i livelli più bassi dell’intera serie storica recente.

Il ruolo chiave di micro e piccole imprese

La ricerca conferma che la crescita occupazionale degli ultimi anni è passata in larga parte dalle micro e piccole imprese. Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione in questo segmento è aumentata del 6,3%, con un contributo particolarmente rilevante delle piccole imprese. Oggi oltre 11,5 milioni di addetti lavorano nelle micro e piccole realtà e quasi 2,5 milioni nelle imprese artigiane. Numeri che spiegano perché, anche in una fase di rallentamento, il tessuto produttivo diffuso continui a rappresentare un pilastro del mercato del lavoro italiano.

Redditi delle famiglie in crescita

L’aumento dell’occupazione ha avuto effetti positivi anche sui bilanci delle famiglie. Tra il 2021 e il 2025 il reddito disponibile lordo cresce di quasi il 20%. Al netto dell’inflazione, il potere d’acquisto segna comunque un incremento, segnale che il lavoro ha contribuito a sostenere i consumi in una fase economica complessa.

2026: prudenza sulle assunzioni

Lo sguardo verso il 2026 è improntato alla cautela. Le previsioni di assunzione per il primo trimestre dell’anno risultano in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche a causa di un contesto internazionale incerto e di una crescita economica debole. Migliora invece, pur restando elevata, la difficoltà di reperimento del personale, soprattutto nelle micro e piccole imprese e nel mondo artigiano.

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