Trend edilizia 2026: costi e lavoro sfidano le PMI

16 giugno 2026

Trend edilizia 2026: costi e lavoro sfidano le PMI


Il comparto delle costruzioni si conferma tra i principali motori dell’economia italiana, ma si affaccia alla seconda metà del 2026 in un clima più incerto, segnato da crescita, rincari e primi segnali di rallentamento. Il Report di Confartigianato mette in evidenza un settore ancora vitale, sostenuto dal PNRR, ma esposto alla pressione dei costi, del credito e della difficoltà di reperire manodopera qualificata

A metà 2026 l’edilizia italiana vive una fase di passaggio. Da un lato il settore continua a mostrare una capacità significativa di generare valore aggiunto, investimenti e occupazione; dall’altro iniziano ad affiorare segnali che richiedono attenzione da parte delle imprese, soprattutto delle piccole e medie realtà artigiane.

Secondo il Report “Dalla crisi del Golfo ai cantieri: la congiuntura nelle costruzioni, tra spinta dei costi e fase finale del PNRR”, presentato da Silvia Cellini dell’Ufficio Studi Confartigianato e da Licia Redolfi dell’Osservatorio MPI Confartigianato Lombardia, nel primo trimestre del 2026 il valore aggiunto delle costruzioni cresce del 3,0% su base annua. Si tratta di una dinamica nettamente superiore alla media europea del settore, ferma al +0,2%, e conferma il ruolo centrale delle costruzioni nell’economia nazionale.

Il 2025 aveva già evidenziato una performance positiva, con la produzione delle costruzioni in aumento del 3,5%, contro il +2,3% dell’Unione europea. Nei primi mesi del 2026, però, il quadro diventa meno lineare: la produzione si ferma a +0,1% nel primo trimestre e gli investimenti, pur restando superiori del 3,9% rispetto a un anno prima, registrano un calo congiunturale dello 0,4%.

Costi edilizia: energia e materie prime pesano sui cantieri

Il contesto internazionale entra direttamente nei cantieri. Le tensioni in Medio Oriente hanno prodotto effetti sui costi energetici, sulle materie prime e sulle catene di approvvigionamento. Da marzo 2026, rispetto a febbraio, il prezzo del gas cresce del 38,4%, quello dell’elettricità all’ingrosso dell’11,9%, mentre il gasolio aumenta del 19,2% al lordo delle imposte e del 57,4% al netto delle imposte.

La pressione riguarda anche materiali fondamentali per l’edilizia. A maggio 2026 i prezzi internazionali di metalli e minerali segnano un aumento del 39,3% su base annua. Per le imprese questo significa preventivi più difficili da mantenere, margini più esposti e maggiore incertezza nella programmazione dei lavori. Non a caso, nel 2026 risultano in risalita anche le attese sui prezzi praticati dalle imprese di costruzione.

PNRR e credito: la sfida del dopo 2026

Il PNRR resta un fattore determinante. Le elaborazioni contenute nel report indicano che senza la spinta degli investimenti legati al Piano l’economia italiana avrebbe rischiato un triennio di recessione, con effetti particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno. Proprio per questo diventa decisivo guardare oltre la fase straordinaria degli interventi finanziati dal PNRR.

Per le imprese edili il tema non è soltanto chiudere i cantieri in corso, ma costruire una prospettiva stabile fatta di manutenzione del territorio, opere infrastrutturali, riqualificazione energetica e qualità abitativa. A rendere il quadro più complesso contribuisce il credito: a marzo 2026 i prestiti alle costruzioni risultano in flessione dello 0,3%, mentre il costo effettivo del credito per il settore, a dicembre 2025, raggiunge il 6,04%, oltre un punto sopra la media delle imprese.

Lavoro nelle costruzioni: occupazione in crescita, competenze difficili da trovare

Sul fronte del lavoro il settore mantiene una dinamica positiva. Nel 2025 gli occupati nelle costruzioni crescono del 4,7%, molto più del +1,3% registrato nell’Unione europea e del +0,8% dell’occupazione complessiva italiana. La crescita è particolarmente sostenuta nel Centro e nel Nord-Ovest.

Il problema, però, è la difficoltà di reperire le figure professionali richieste. Nel 2025 il 62,7% delle entrate previste nelle costruzioni è di difficile reperimento, una quota superiore di 15,7 punti percentuali alla media dell’economia. È un dato che parla direttamente alle imprese: senza competenze, la crescita rischia di rallentare proprio nel momento in cui il settore è chiamato ad affrontare cantieri più complessi, tecnologie più evolute e nuove esigenze ambientali.

PMI edili e riqualificazione energetica: una prospettiva concreta

L’artigianato resta una componente essenziale delle costruzioni. Nel primo trimestre 2026 le imprese registrate nel settore sono 798.133, di cui 470.670 artigiane, pari al 59,0%. I dati Istat sulle imprese attive confermano il peso strutturale del comparto: le imprese artigiane delle costruzioni sono 361.429 e occupano 735.631 addetti.

La prospettiva più solida per il futuro passa dalla riqualificazione del patrimonio edilizio. In Italia il 68,3% delle abitazioni è stato costruito prima del 1980 e, tra le abitazioni con attestato APE adibite a residenza continuativa, il 51,4% si colloca nelle classi energetiche meno efficienti F e G. È qui che si apre uno spazio importante per le PMI: efficienza energetica, manutenzione, sicurezza e qualità dell’abitare possono diventare il nuovo terreno di lavoro dopo la stagione straordinaria del PNRR.

Per le imprese edili la sfida è trasformare l’incertezza in programmazione. I trend dell’edilizia 2026 indicano che il settore resta forte, ma non può più contare solo sulla spinta emergenziale. Servono competenze, accesso al credito, filiere affidabili e un quadro di incentivi ordinato, capace di accompagnare le imprese nella costruzione del prossimo ciclo di crescita.

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