Dolci pasquali: qualità artigiana al top, ma mancano i maestri del gusto

10 aprile 2025

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Dolci pasquali: qualità artigiana al top, ma mancano i maestri del gusto


In occasione della Pasqua 2025, la produzione artigianale di dolci conferma il suo ruolo centrale nella filiera agroalimentare italiana, mantenendo alta la qualità nonostante l’aumento dei costi e le difficoltà occupazionali.

Secondo una ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato, oltre 37mila imprese artigiane su un totale di 53mila attività del comparto dolciario rappresentano il cuore pulsante della tradizione italiana, contribuendo a una varietà di prodotti che spazia da colombe a uova di cioccolato, biscotti e dolci regionali. Questo patrimonio gastronomico è rafforzato da 5.640 prodotti agroalimentari tradizionali (PAT) riconosciuti dal Ministero dell’Agricoltura.

Consumi in tenuta, ma le materie prime pesano

Nonostante un contesto macroeconomico incerto, i consumi reggono: nel primo bimestre del 2025 le vendite alimentari al dettaglio sono cresciute dell’1% su base annua. Tuttavia, il settore è messo a dura prova da rincari record: nel primo trimestre 2025 il cacao ha registrato un aumento del 68,3%, il caffè dell’88,5% e l’olio di palma del 74%. A cascata, il burro è rincarato del 19,2%, il cacao in polvere del 15,4% e il cioccolato del 9,7%. A questi si aggiunge il costo dell’energia, aumentato del 10,4% su base annua a marzo 2025.

Nonostante le pressioni, l’aumento dei prezzi al consumo dei dolci di pasticceria resta contenuto: a febbraio 2025 la crescita è stata del 3%, segno della resilienza del settore.

Mancano i pasticceri: 6 assunzioni su 10 sono difficili da coprire

La vera emergenza riguarda il personale specializzato. Nel 2024 le imprese hanno previsto 29.910 nuove assunzioni tra pasticceri, gelatai e panettieri artigianali (+22% rispetto al 2023), ma il 58,7% di queste posizioni è stato classificato come “difficile da reperire”.

La carenza di manodopera è particolarmente accentuata in Veneto (67,6%), Sicilia (66%), Toscana (64,4%), Puglia (60,8%), Emilia-Romagna (60,6%) e Campania (60,4%). Tra le altre regioni in sofferenza anche Abruzzo, Calabria, Basilicata e Friuli Venezia Giulia.

Un allarme che suona forte: serve investire nella formazione per garantire continuità a un’eccellenza del Made in Italy sempre più apprezzata ma sempre più in difficoltà nel trovare le competenze necessarie.

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