Iperammortamento 2026, meno tasse sugli investimenti: cosa devono sapere le microimprese

13 gennaio 2026

Iperammortamento 2026, meno tasse sugli investimenti: cosa devono sapere le microimprese

Con la Legge di Bilancio 2026 torna a farsi sentire una parola che molti imprenditori ricordano bene: iperammortamento.
Non è una novità assoluta, ma una misura che cambia il modo in cui un investimento pesa sulle tasse da pagare negli anni successivi. Parliamo subito chiaro:
non è un contributo a fondo perduto e non è un credito d’imposta. È uno strumento fiscale che può funzionare molto bene, ma solo se inserito nel contesto giusto.

Cos’è l’iperammortamento, spiegato senza tecnicismi

L’iperammortamento permette all’impresa di dedurre dalle tasse più di quanto ha realmente speso per un investimento. Non perché lo Stato restituisca denaro, ma perché consente di considerare il bene, ai fini fiscali, come se avesse un valore più alto.

In pratica, se un macchinario costa 100.000 euro, l’impresa può ammortizzarlo come se fosse costato molto di più. Questo significa quote di ammortamento più elevate e, di conseguenza, meno imposte da pagare nel tempo.

Su quali investimenti si applica

L’agevolazione riguarda beni nuovi, destinati all’attività produttiva e utilizzati in strutture situate in Italia.
Rientrano, ad esempio, macchinari e impianti 4.0 interconnessi, sistemi automatizzati, software avanzati per la gestione della produzione, ma anche investimenti per l’
autoproduzione di energia rinnovabile, come il fotovoltaico per autoconsumo e i sistemi di accumulo.

Non si tratta quindi di una misura “generalista”: i beni devono rispettare precisi requisiti tecnici e avere un chiaro collegamento con l’innovazione o l’efficienza energetica.

Quanto vale il beneficio

Il valore dell’iperammortamento dipende dall’ammontare complessivo degli investimenti realizzati dall’impresa. La normativa prevede tre diverse fasce di maggiorazione, che è bene conoscere, anche se nella maggior parte dei casi le microimprese rientrano nella prima.

Per gli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, il costo del bene viene maggiorato del 180%. È la fascia più rilevante per le imprese artigiane e di piccole dimensioni, perché consente quasi di triplicare il valore fiscale dell’investimento.
Per la parte di investimenti che supera i 2,5 milioni e arriva fino a
10 milioni di euro, la maggiorazione scende al 100%. Oltre questa soglia, e fino a 20 milioni di euro, il beneficio si riduce al 50%.

In sostanza, più cresce l’investimento complessivo, più la percentuale di maggiorazione diminuisce.

Per una microimpresa, però, il punto centrale resta uno: nella prima fascia l’effetto fiscale è molto rilevante.

Un esempio concreto, per capirci davvero

Immaginiamo un’impresa artigiana che investe 100.000 euro in un macchinario 4.0.

Con l’iperammortamento il macchinario può essere considerato fiscalmente come se fosse costato 280.000 euro. Nel tempo, questo può tradursi in un risparmio fiscale complessivo superiore ai 70.000 euro. Il vantaggio è più elevato, ma arriva in modo graduale, anno dopo anno.

Il vero nodo per le microimprese

Qui sta la differenza fondamentale rispetto al credito d'imposta: l’iperammortamento funziona solo se l’impresa produce utili.
Se non c’è reddito, non ci sono imposte da ridurre e il beneficio resta inutilizzato o si sposta negli anni successivi.Per questo motivo l’iperammortamento è una misura che premia soprattutto le imprese
già solide, con una redditività stabile e una visione di medio-lungo periodo.
Chi invece ha margini ridotti o problemi di liquidità potrebbe trovare più adatto uno strumento come il credito d’imposta, che incide in modo più diretto sulla cassa.

Un aspetto da non sottovalutare: l'iperammortamento non è ancora operativo

C’è poi un elemento pratico fondamentale da ricordare. Anche se l’iperammortamento è previsto dalla Legge di Bilancio 2026, non è ancora pienamente operativo.

Per diventare concretamente utilizzabile sarà necessario attendere l’emanazione del decreto attuativo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Il decreto definirà le modalità di accesso, la documentazione richiesta e l’avvio della
piattaforma telematica del GSE, attraverso cui le imprese dovranno trasmettere le comunicazioni e le certificazioni necessarie.

Solo dopo questi passaggi l’agevolazione potrà essere applicata nella pratica.

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