Credito alle PMI: numeri in calo, ma l’artigianato continua a crederci

13 ottobre 2025

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Credito alle PMI: numeri in calo, ma l’artigianato continua a crederci

La nuova ricerca dell’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese lancia un segnale d’allarme sul fronte credito: a metà 2025 i prestiti alle micro e piccole imprese (MPI) segnano un calo del 5% rispetto all’anno precedente. A livello globale, ossia considerando tutte le imprese indipendentemente dalle loro dimensioni, la riduzione dei prestiti bancari è molto più contenuta (-0,2%). Questo significa che, nel complesso dell’economia italiana, il calo dei finanziamenti colpisce in modo molto più severo le realtà di minori dimensioni, che continuano a incontrare maggiori difficoltà di accesso al credito rispetto alle medie e grandi aziende. Ancora più severa la flessione per il cluster dell’artigianato, con una contrazione dell’8,5%.

Politica monetaria prudente e costo del credito ancora elevato

A settembre la Banca Centrale Europea ha confermato i tassi di riferimento, mantenendo una linea prudente in attesa dei prossimi dati economici. Il risultato è un costo del credito ancora elevato: ad agosto 2025 le imprese italiane pagavano in media il 3,49% sui nuovi prestiti, ben 186 punti base in più rispetto a giugno 2022, prima della stretta monetaria.

La prudenza della politica monetaria si somma a una politica fiscale poco espansiva, come evidenzia il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), che prevede effetti di stimolo solo dal 2027.

Investimenti in ripresa, ma frenati dal caro-tassi

Nel secondo trimestre 2025 gli investimenti in macchinari e impianti tornano a crescere (+1,8%) dopo cinque trimestri negativi. Tuttavia, il mancato taglio dei tassi di interesse frena la ripresa, soprattutto per le imprese minori che faticano ad accedere ai finanziamenti.

Credito alle PMI: nessuna regione in positivo

Sul piano territoriale, nessuna regione italiana registra un andamento migliore del totale imprese: i cali più marcati si osservano in Veneto (-6,1%), Toscana (-5,4%), Campania (-5,2%), Emilia-Romagna e Lombardia (entrambe -5,1%). Il Mezzogiorno resta l’area più penalizzata anche per i tassi applicati: in Calabria il costo medio dei prestiti raggiunge il 7,13%, contro il minimo del 4,74% in Emilia-Romagna.

Costruzioni e servizi pagano di più: l’Italia del credito a due velocità

Le differenze tra settori restano significative: le Costruzioni registrano un tasso medio del 6,3%, i Servizi del 5,4%, mentre il Manifatturiero si ferma al 4,8%. Anche in questo caso il divario territoriale si allarga, penalizzando le imprese più piccole del Sud.

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