La moda italiana al bivio: tra crisi produttiva e sfida green il futuro passa dall’artigianato

23 ottobre 2025

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La moda italiana al bivio: tra crisi produttiva e sfida green il futuro passa dall’artigianato

La moda italiana vive un momento di forte incertezza. Secondo l’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato, nei primi otto mesi del 2025 la produzione del settore tessile, abbigliamento e pelli è calata del 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una flessione molto più marcata della media della manifattura italiana (-1,4%). Si tratta di un segnale preoccupante per un comparto che rappresenta una delle colonne portanti del Made in Italy e dell’economia artigiana nazionale.

Export in calo, import in aumento

Le esportazioni dei prodotti moda sono diminuite del 3,4%, con un crollo del -7,6% ad agosto, mentre le importazioni sono cresciute del 3,4%. L’aumento arriva soprattutto dai Paesi extra UE (+8,2%), trainati dalla Cina (+11,8%), che da sola copre oltre un terzo delle importazioni del comparto.
Una combinazione che riduce la competitività delle imprese italiane e mette sotto pressione la filiera della moda artigiana.

Undici imprese chiudono ogni giorno

Il prezzo sociale della crisi è alto: nel secondo trimestre 2025 si sono registrate 1.035 cessazioni d’impresa, di cui 843 artigiane. In media, 11 aziende chiudono ogni giorno, 9 delle quali appartengono al mondo dell’artigianato. A incidere sono il rallentamento della domanda globale, i dazi statunitensi, la concorrenza asiatica e una maggiore sensibilità dei consumatori al prezzo dopo due anni di alta inflazione.

L’artigianato al centro della rinascita

Nonostante il quadro difficile, l’Italia resta leader europeo della moda con 461 mila addetti, pari al 27% dell’occupazione europea nel settore. Una leadership che oggi deve rinnovarsi, puntando su sostenibilità, innovazione e valorizzazione delle competenze artigiane.

Il futuro della moda italiana passa da qui: dalla capacità delle imprese di unire tradizione e tecnologia, qualità e circolarità, per tornare a crescere nel rispetto del valore del lavoro e dell’identità del Made in Italy.

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