Legge di Bilancio 2026: rigore sui conti, ma restano criticità per artigiani e micro imprese
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Legge di Bilancio 2026: rigore sui conti, ma restano criticità per artigiani e micro imprese
«La Legge di bilancio 2026 conferma una linea di rigore con scelte selettive e attenzione ai conti pubblici». Con queste parole il Presidente di Confartigianato Marco Granelli commenta la manovra approvata definitivamente alla Camera, riconoscendone l’impostazione complessivamente responsabile ma indicando anche criticità che, per micro e piccole imprese, rischiano di tradursi in un freno a investimenti e liquidità.
Il quadro macro: manovra “contenuta” e crescita limitata
Secondo i key data della manovra 2026-2028, gli interventi programmati valgono 21,6 miliardi di euro l’anno nel triennio e producono effetti espansivi limitati, con un impatto sostanzialmente neutro nel 2026 e un miglioramento della crescita del PIL stimato in +0,1 punti nel 2027 e nel 2028. Sul fronte dei conti, il deficit scende dal 3% nel 2025 al 2,8% nel 2026, 2,6% nel 2027 e 2,3% nel 2028, mentre prosegue la traiettoria di riduzione del rapporto debito/PIL a partire dal 2027.
Liquidità e lavoro: i segnali positivi secondo Confartigianato
Tra i punti valutati favorevolmente spiccano due interventi che incidono direttamente su gestione finanziaria e contrattazione:
- Detassazione dei rinnovi contrattuali: per gli incrementi retributivi corrisposti nel 2026, legati a rinnovi sottoscritti nel 2024-2026, è prevista un’aliquota sostitutiva del 5%
(per lavoratori con reddito 2025 non superiore a 33.000 euro). Confartigianato sottolinea che la misura evita di penalizzare chi rinnova puntualmente i contratti e riconosce aumenti salariali.
- Premi di risultato: per il 2026-2027 l’aliquota sostitutiva scende dall’5% all’1% e il limite detassabile sale da 3.000 a 5.000 euro, un incentivo alla produttività che la Confederazione chiede di rendere più semplice e strutturale anche per le imprese più piccole.
Nel capitolo lavoro, la manovra prevede anche esoneri contributivi per nuove assunzioni (giovani, donne svantaggiate, ZES unica) con risorse nel triennio 2026-2028 e misure sulla conciliazione vita-lavoro; Confartigianato apprezza l’obiettivo, ma segnala la necessità di interventi più stabili e di rafforzare strumenti come l’apprendistato professionalizzante.
Fisco: Irpef, edilizia e regime forfettario
Sul fronte fiscale emergono diverse misure di interesse per famiglie e imprese:
- Riduzione aliquote IRPEF: taglio di 2 punti sul secondo scaglione (fino a 50.000 euro), che scende al
33%
(dal 35%), con conferma delle altre aliquote.
- Detrazioni edilizie ed energetiche: conferma al 2026 alle condizioni del 2025 (50% per abitazione principale, 36% negli altri casi), con calo delle aliquote nel 2027; prorogato
solo per il 2026
il bonus mobili (50% su 5.000 euro).
- Regime forfettario: innalzato anche per il 2026 a
35.000 euro
(da 30.000) il limite di reddito da lavoro dipendente/pensione dell’anno precedente oltre il quale non si può accedere al forfettario.
Investimenti: Nuova Sabatini rifinanziata e ritorno dell’iperammortamento
Per gli investimenti delle micro e piccole imprese, Confartigianato evidenzia due passaggi centrali:
- Nuova Sabatini: rifinanziata con
650 milioni complessivi
nel biennio 2026-2027 (200 milioni nel 2026 e 450 milioni nel 2027), misura considerata strategica per sostenere acquisto e rinnovo di macchinari e attrezzature.
- Iperammortamento: reintrodotto per investimenti in beni strumentali nuovi funzionali alla trasformazione digitale dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028, con maggiorazioni fino al
180% (fino a 2,5 milioni), poi
100% (fino a 10 milioni) e
50%
(fino a 20 milioni). Nel documento di Confartigianato viene però segnalata una criticità: l’eliminazione della “maggiorazione green” e il ritorno alla fruizione tramite ammortamento possono ridurre la platea dei beneficiari e differire l’effettivo utilizzo del vantaggio.
Il nodo Transizione 5.0: “overbooking” e rischio stop agli investimenti
Il giudizio si fa più severo sulla gestione delle risorse legate a Transizione 5.0. La manovra stanzia 1,3 miliardi per Transizione 4.0 con l’obiettivo di finanziare richieste di credito eccedenti lo stanziamento originario dopo la riprogrammazione PNRR, ma Confartigianato evidenzia che la misura non garantisce adeguata copertura agli investimenti eccedenti e manca una “soluzione ponte” per traghettare quelli rimasti fuori. È qui che si inserisce la critica di Granelli: «Così si rischia di bloccare investimenti già decisi».
Le criticità: ritenuta B2B e accise sul gasolio
Tra gli interventi che drenano liquidità e aumentano i costi, Confartigianato segnala due scelte particolarmente sensibili:
- Ritenuta d’acconto nei pagamenti B2B: introdotta dal 2028 allo
0,5% e dal 2029 all’1%
sui pagamenti di fatture (calcolata sul corrispettivo al netto IVA), con esclusioni per alcuni regimi e adesioni specifiche. La valutazione è negativa perché sottrae liquidità e complica la gestione amministrativa.
- Accise sui carburanti: dal 1° gennaio 2026 aumenta l’accisa sul gasolio di
4,05 centesimi al litro
(con riduzione equivalente sulla benzina), con impatto critico soprattutto per chi non beneficia dei rimborsi accisa.
Non basta una manovra “responsabile”, servono correzioni “pro-impresa”
Il filo conduttore del commento di Confartigianato è chiaro: bene gli interventi che sostengono investimenti (Nuova Sabatini), lavoro (detassazioni) e alcune misure fiscali, ma restano nodi che rischiano di colpire proprio la parte più vitale del tessuto produttivo: la liquidità e la certezza degli incentivi. In un’economia dove l’artigianato continua a reggere filiere, territori e occupazione con il lavoro quotidiano delle botteghe e delle micro imprese, la stabilità delle regole non è un dettaglio: è la condizione per programmare, investire e crescere.














